Ma la prossima volta avvisami che stai scrivendo una sceneggiatura, o che continui a spiegare ai non romani i nostri modi di dire.
Così mi metto l’anima in pace e non attendo più con ansia il tuo prossimo libro: aspetto direttamente che passi in tv. Tanto sono uguali.
Quello che mi colpisce, stavolta, è la fatica che ho fatto nel leggere il libro. Con i libri precedenti in 48 ore avevo bello che archiaviato la pratica, tanto erano leggeri e scorrevoli. Con questo ho faticato, ovvero ci ho messo sei giorni.
Perché? Mi sono chiesto?
Perché Rocco inizia a stancarmi?
Perché la serie televisiva mi ha impresso troppo nella mente i personaggi, rubandoli alla mia fantasia?
Perché Rocco esagera con locuzioni in romanesco? Sticxxi, rompi i co..ni…, bussa co i piedi…
Perché non è più un libro, è una sceneggiatura. Questo mi infastidisce. E la storia non aiuta, anzi. È un viaggio verso una zona buia dei nostri difetti più reconditi ma è tutto troppo in superficie.
Una volta scavata la buca all’inizio del libro, la storia non scende nell’introspezione ma racconta una indagine e lo fa con il taglio televisivo che, per definizione, non è portato ad approfondire.
Quindi caro Manzini, resto in attesa di leggere il tuo prossimo libro e fai in modo che sia la tv ad inseguirti, non viceversa.
