La sinagoga degli Zingari – Martin Bora a Stalingrado

La sinagoga degli zingari – Ben Pastor – Sellerio editore

Iniziamo a leggere le gesta di Martin Bora da tenente di complemento ne “La canzone del cavaliere” dove si troverà invischiato nell’omicidio di Garcia Lorca; continuiamo a seguire la sua carriera militare in Grecia, in Polonia, in Russia e in Italia dove lo lasciamo Tenente Colonnello braccato dalle SS perché questi sospettano in lui poca fedeltà al partito nazista. Ed è vero che Bora è poco fedele al partito nazista: troppo prussiano, troppo militare per seguire gli ordini di un caporale, troppo uomo per nascondere quello che i suoi occhi hanno visto. Il massacro di Katyn, le Fosse Ardeatine per citarne i più efferati.

Quante ne ha passate l’ufficiale della Wermacht Martin Von Bora. Ufficiale di altri tempi, di grande cultura e dalle parentele inglesi e italiane. Dotato di un grande senso dell’onore e del dovere, Martin Bora è un gentiluomo poco portato ai rapporti umani ma al tempo stesso è dotato di grande umanità.

Facile, quindi, farsi prendere dalle storie di Martin. Raccontate dalla penna di Ben Pastor, scrittrice americana nata a Roma ma vissuta negli States , le storie hanno una solida base storica su cui narrare le indagini dell’Ufficiale dei Servizi segreti militari. Alle quali si fondono le vicende personali del nostro, come l’amore mai stato tale con la moglie Dikta, perfetto esempio di femmina ariano-nazista.

L’ultimo libro narra le vicende del Maggiore Bora a Stalingrado durante il feroce assedio: le pagine del diario, scritte in corsivo e inserite nel racconto, descrivono con cruda obiettività le fasi dell’assedio mentre il racconto, narrato in terza persona, segue il filo della consueta indagine di omicidio al quale il nostro è chiamato a indagare.

Guerra e giallo, violenza feroce e conflitti interiori. I libri di Ben Pastor di questa serie non lasciano indifferenti e questa opera finale è un appuntamento da non perdere sia per l’ambientamento storico sia per la storia da seguire.

Vi lascio un pezzo del diario di Martin Bora, tratto da “La sinagoga degli zingari”, il momento migliore del libro, secondo me.

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