Piove come Dio la manda. O come Dio la mandò nel diluvio universale: una pioggia redentrice, che pulisce e spazza via tutto, anche il dramma che si consuma nell’appartamento di Ivano Corona.
“Solo la pioggia”, un romanzo breve che la scrittura dai ritmi serrati trasforma in una pièce teatrale con scena unica: l’appartamento dove tre fratelli si incontrano per celebrare, come ogni anno, la morte del padre che ha lasciato un impero economico e una impresa edile, entrambi costruiti nel tempo con metodi da malavita organizzata.
I tre fratelli, quindi, rappresentano una famiglia temuta e dal grande potere.
Il più grande, Carmine, vuole suggellare il potere dandosi alla politica mentre il mezzano, Papele, è il braccio armato della famiglia, senza scrupoli e con la violenza nel sangue. AI più piccolo, Ivano, il padre ha lasciato il lusso di studiare: è il più raffinato nei gusti e nei modi, gestisce i conti di famiglia ed è anche un ottimo cuoco e padrone di casa. Per questo inviterà i fratelli a casa sua perchè, oltre a offrire del buon cibo, deve dire loro qualcosa.
E la pioggia aumenterà di intensità parimenti ai discorsi che i tre fratelli prendono via via che la cena si consuma.
Basta così. La storia va letta e non raccontata. Prende il lettore al punto che non è più in grado di lasciarla: senza neanche accorgersene diventa il quarto a tavola e assiste in prima persona alla cena. Quindi come può andarsene? Fuori c’è il diluvio e la cena non è ancora finita.
Sconsigliato per chi legge prima di andare a dormire perché, una volta iniziato, non si riesce a smettere e, una volta letto, non è facile addormentarsi.
Consigliato, invece, a chi legge poco: dà una spinta enorme per cominciare a leggere libri o ricominciare a farlo.
