Un titolo intrigante, una storia interessante, una copertina che cattura lo sguardo, accanto alla didascalia “Roma, 1943. Una famiglia divisa dalla Storia, una ragazza che vuole imparare la libertà”. E’ il nuovo romanzo di Walter Veltroni, La scelta, edito da Rizzoli.
Una scrittura fluida per narrare un momento cruciale della storia italiana: fascismo e antifascismo, l’uno davanti all’altro al bivio della grande scelta a cui gli italiani furono chiamati, tra disillusione di una fiducia mal riposta, in una fallace e ingannevole ideologia, e la rivendicazione di un alto principio umano e identitario, la libertà di sé come uomo e come cittadino di una Patria liberata e democratica.
La Storia entra nella microstoria quotidiana del quartiere di San Lorenzo, a Roma, nei giorni afosi del luglio 1943. E la vicenda narrata si dipana nelle scelte compiute, consapevolmente o istintivamente, dai componenti di una famiglia di piccola borghesia, cresciuta nei privilegi che il Regime ha donato. I diversi punti di vista si alternano tra un capitolo l’altro e la vicenda procede seguendo gli sguardi di ciascun personaggio, offrendo una lettura diversificata del fatto accaduto, favorendo contestualmente l’analisi di vicende e uomini, colti nelle loro incertezze, paure e contraddizioni.
Un libro che cattura, che spinge pagina dopo pagina alla lettura rapida e coinvolta, eppure, man mano che si procede, si avverte un incompiuto, una superficialità storica che rende opachi i personaggi fino a sfumarli in un indistinto.
E, arrivati alla fine del romanzo, ci si trova davanti a una vera incompiutezza narrativa: i personaggi rimangono sospesi, fluttuanti nella tragicità storica, non realmente definiti in quella scelta che ciascuno, sin dall’inizio, è chiamato a compiere.
Una grande occasione mancata, un’occasione per comprendere la complessità di un momento storico. Una narrazione sospesa, dunque, per un libro non concluso. Come quella bimba che, felice, si lancia in aria mentre è sull’altalena: è la foto di copertina, accattivante in sé ma che a nulla si lega nella storia.
Walter Veltroni è una bella penna ma per scrivere un romanzo storico occorrono maggiori energie, offrendo una più intensa profondità di indagine e ricerca.
